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Gli operatori economici avranno un mese e mezzo in più per partecipare al bando per la riqualificazione e il rilancio delle Terme di Sciacca. Il dipartimento regionale delle Attività produttive (con il decreto 467/2026) ha infatti prorogato al 13 aprile (ore 12) i termini per presentare le proposte di partenariato pubblico-privato attraverso la finanza di progetto, formula che comprende concessione, progettazione, esecuzione dei lavori e gestione dell’intero complesso termale.
Per la parte pubblica dell’investimento, la Regione siciliana finanzia l’avviso con 50 milioni di euro, risorse provenienti dall’Fsc 2021-27. L’intervento rientra infatti nell’Accordo per la Coesione sottoscritto con il governo nazionale nel maggio 2024.
Lo slittamento dei termini si è reso necessario dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (causa C810/24 del 5 febbraio) che ha modificato alcuni aspetti del quadro normativo del project financing, con possibili riflessi sulle strategie degli operatori. Questi ultimi potranno, fino al 23 marzo, chiedere chiarimenti sulla procedura attraverso la piattaforma telematica TuttoGare. Chi ha già presentato una proposta può inoltrarne una nuova, sempre sulla stessa piattaforma, in sostituzione di quella già inviata.
L’avviso per il rilancio delle Terme di Sciacca, pubblicato a novembre (inizialmente con scadenza 27 febbraio) dopo una prima fase della procedura conclusa a settembre, aveva già recepito alcune innovazioni normative e indicazioni emerse dal confronto con gli operatori del settore. Fra l’altro, è stata estesa fino a 99 anni la durata della concessione del complesso immobiliare, per garantire tempi di ammortamento adeguati. È stata inoltre eliminata la soglia minima del 51 per cento di co-investimento privato, pur mantenendo l’obbligo di una significativa partecipazione di risorse proprie.
La concessione mineraria è fissata a 30 anni, rinnovabili. Previsto un requisito minimo di fatturato medio annuo di 5 milioni di euro negli ultimi tre esercizi e ridotto il canone di concessione mineraria allo 0,5% del fatturato annuo. Prevista, ancora, la possibilità di cumulare le risorse Fsc con altre risorse pubbliche aggiuntive, anche in fase di gestione.